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La
Casa-che-rende-folli Perché i dipendenti pubblici seri ci sono. E se solo cominciassero a parlare... |
"Dovrebbero fare
come sui pacchetti di sigarette. Un bel cartello
all'ingresso: nuoce gravemente alla salute. Perché lavorare
per
un servizio pubblico e volerlo fare seriamente è un
desiderio
che paghi salato" (da "La Casa-che-rende-folli", p. 9) Diciamolo, una buona volta: nei servizi pubblici voler fare solo il proprio lavoro, nient'altro che il proprio lavoro, è un lusso. Quando ci si riesce. |
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| Forum | Vogliamo cominciare a dirlo? I servizi pubblici nella maggior parte dei casi demotivano i migliori, altro che premiarli. E per "migliori" intendo anche solo chi vuol fare il suo lavoro. Il motivo è presto detto: i servizi pubblici sono, per l'appunto, pubblici. Gestiti quindi dalla politica. E pur senza cadere nel luogo comune "politici uguale incompetenti" resta però un fatto innegabile: la politica segue criteri che non combaciano sempre con quella di chi lavora nei servizi pubblici. Pensiamo ad esempio a un dirigente che sa di dover prendere decisioni impopolari ma necessarie: può farlo solo se è lasciato libero di muoversi in piena autonomia. Facendo quindi a meno, se costretto, del favore della gente. Il problema è che quel dirigente dipende da persone che, per poter lavorare, questo consenso popolare non possono ignorarlo e, anzi, devono mantenerlo a tutti i costi. Come potrà costui agire liberamente, sapendo che se farà perdere voti ai suoi mentori rischia di essere rimosso? Non c'è da stupirsi, allora, che quando la politica sceglie gli uomini da mettere a capo dei servizi conti, più che sulla loro bravura, sul loro allineamento. Cosa che poi si propagherà per tutta la scala gerarchica: perché un dirigente allineato tenderà a circondarsi di collaboratori a sua immagine e somiglianza, e questi a loro volta useranno la stessa logica scegliendo i loro collaboratori e via via man mano che si scendono i gradini. Potete ben capire che in un sistema del genere i bisogni del cittadino fanno presto a diventare un criterio del tutto marginale: più che lavorare per loro, sarà importante far loro credere si sta facendo qualcosa. Anche se non è vero. Perché è il ritorno elettorale che conta più di tutto. Io rimasi allibita, ad esempio, quando una delle USL per cui lavoravo decise di punto in bianco di moltiplicare sul territorio gli ambulatori usando lo stesso personale di prima. Pochi grammi di sano buonsenso avrebbero portato a capire che i dipendenti avrebbero passato un sacco di tempo in spostamenti e pochissime ore nei vari ambulatori. Ma quella decisione non era stata presa seguendo il buonsenso bensì per venire incontro ai sindaci dei comuni. Essi volevano a tutti i costi poter ostentare davanti all'elettorato la presenza dell'USL entro le loro mura. Il personale sarebbe stato pochissimo presente e di fatto non avrebbe combinato granché, ma questo non importava: tanto tutt'al più i cittadini se la sarebbero presa direttamente con medici e infermieri, fannulloni a prescindere. Pensateci: un dipendente che crede nella serietà del suo lavoro e si vede sbattuto qua e là per puro calcolo politico senza che alle sue obiezioni venga dato alcun peso quanto continuerà a crederci, nel suo lavoro? E purtroppo il problema non si limita alla commistione fra dirigenti e politici. Perché spesso sono i colleghi stessi a boicottare chi vale, chi ha iniziative, chi non si adegua. Un po' perché chi ama il dolce far niente non sopporta di essere messo in cattiva luce da qualcuno che funzioni meglio di lui. Un altro po' perché molti hanno tanto interiorizzato la struttura inefficiente e burocratica in cui lavorano che finiscono per funzionare come lei. E un po' perché in tanti hanno una passione tipicamente italiana per lamentarsi di tutto guardandosi bene dall'agire: non sia mai detto, perderebbero ogni motivo per il loro piagnisteo quotidiano. Così chi malauguratamente la smette di lamentarsi e fa davvero qualcosa è malvisto perché gli guasta la festa. Non dimenticherò mai quella collega neoassunta che, giustamente, si era scandalizzata perché lavoravamo tutti in condizioni disumane. Il reparto, che pure soffriva per la situazione e da ben più tempo di lei, anziché appoggiarla la ridicolizzava. La trattavano da smidollata, convinti che fosse una debole e una viziata. Non riuscì mai a inserirsi e dopo poco se ne andò. Lo dico e lo ripeto: è perfettamente inutile invocare giri di vite e norme più severe se non si cambia la testa della gente. Sia di chi comanda sia di chi obbedisce. Fuori la voce! Dì la tua sul forum, sul blog, per email. Puoi anche fare come me e autopubblicarti un libro: io l'ho fatto su Lulu senza bisogno di un editore e senza dover rendere conto a nessuno. |
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