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La
Casa-che-rende-folli Perché i dipendenti pubblici seri ci sono. E se solo cominciassero a parlare... |
"Dovrebbero fare
come sui pacchetti di sigarette. Un bel cartello
all'ingresso: nuoce gravemente alla salute. Perché lavorare
per
un servizio pubblico e volerlo fare seriamente è un
desiderio
che paghi salato" (da "La Casa-che-rende-folli", p. 9) Diciamolo, una buona volta: nei servizi pubblici voler fare solo il proprio lavoro, nient'altro che il proprio lavoro, è un lusso. Quando ci si riesce. |
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chiamo Libera Dallacasa, ma solo su Internet. Il mio vero nome
preferisco non dirlo. Sono stata una dipendente USL. Ci sono entrata senza
spinte e convinta che il mio compito fosse innanzi
tutto occuparmi dei cittadini. Secondo colleghi e pazienti
ero pure brava. Insomma: alla faccia di tutti quelli che considerano gli statali come una razza degenere, io ero una dei tanti statali onesti. Ma col passare del tempo mi sono dovuta arrendere a una amara evidenza: nei servizi pubblici lavorare bene è pressoché impossibile. Per colpa dei servizi stessi: sono male organizzati, si fondano su burocrazia e pratiche inutili, sono retti da persone nominate dai politici e che quindi rispondono per prima cosa ai politici e al loro bisogno di consenso elettorale, non alla cittadinanza. Solo i nullafacenti e i maneggioni sono sicuri di star bene in un sistema del genere. Chi vuole fare le cose seriamente, invece, di solito diventa matto. Ho provato per molto tempo a tenere duro e a difendere la possibilità di lavorare come Dio comanda. Ma non era possibile perché le logiche del lavoro vero erano del tutto inconciliabili con quelle dell'istituzione. Se volevo stare lì potevo fare solo due cose: adattarmi all'andazzo generale oppure andare in esaurimento. Così ho detto basta. Ora lavoro per conto mio. Su quel che ho visto in quegli anni ho scritto un libro, "La Casa-che-rende-folli". Me lo sono autoprodotto ed è pubblicato su Lulu. Se volete leggerne qualche pagina cliccate qui. |
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