Immagine Escher La Casa-che-rende-folli
Perché i dipendenti pubblici seri ci sono. E se solo cominciassero a parlare...
"Dovrebbero fare come sui pacchetti di sigarette. Un bel cartello all'ingresso: nuoce gravemente alla salute. Perché lavorare per un servizio pubblico e volerlo fare seriamente è un desiderio che paghi salato" (da "La Casa-che-rende-folli", p. 9)

Diciamolo, una buona volta: nei servizi pubblici voler fare solo il proprio lavoro, nient'altro che il proprio lavoro, è un lusso. Quando ci si riesce.
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Con "burn out" si indica l'esaurimento che affligge molti lavoratori sottoposti a pressioni eccessive da parte dell'ambiente.

Una volta lo si credeva tipico delle professioni cosiddette "d'aiuto", quelle in cui il carico emotivo è particolarmente pesante: medici, assistenti sociali, infermieri, psicologi, insegnanti eccetera. Si pensava che avere a che fare di continuo con i problemi della gente finisse per logorare e per portare ad atteggiamenti quali fastidio per l'utenza, maleducazione, aggressività o al contrario apatia, tendenza a rimandare, cinismo, disinteresse, assenteismo. 


Gli studi più recenti però (un paio di estratti qui e qui) hanno modificato il concetto: il burn out ora è considerato un problema che può affliggere tutte le categorie di lavoratori. Perché non è il tipo di professione ma l'ambiente a essere stressante o meno.
In pratica: uno può fare anche il mestiere più tranquillo del mondo ma se lo fa in un'azienda male organizzata, mal gestita, sottoposto a richieste eccessive o in contrasto con i suoi compiti reali, magari con carenze di spazi e attrezzature e schiacciato dalla pressione di produrre comunque risultati... prima o poi qualche rischio di farsi saltare i nervi lo corre.

Il burn out è quindi una spia, un sintomo di un rapporto malato fra dipendente e azienda.

Non è quindi solo un problema dei dipendenti, di quelli più fragili e vulnerabili: una parte di responsabilità la gioca anche il luogo di lavoro.

Trasponiamo ora questa considerazione nel lavoro pubblico e verrà automatico pensare che i dipendenti pubblici motivati e in gamba, quando si rendono conto che non gli è possibile lavorare bene, siano fortemente a rischio di burn out. E' una delle poche strade che hanno davanti a sè: o se ne vanno, o si adattano a lavorare il minimo indispensabile e se ne fregano, o si imboscano, o vanno per l'appunto in esaurimento. Certo, dipende anche dalla personalità dei dipendenti: ma le aziende non possono chiamarsene fuori.

Fuori la voce! Dì la tua sul forum, sul blog, per email. Puoi anche fare come me e autopubblicarti un libro: io l'ho fatto su Lulu senza bisogno di un editore e senza dover rendere conto a nessuno.
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