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La
Casa-che-rende-folli Perché i dipendenti pubblici seri ci sono. E se solo cominciassero a parlare... |
"Dovrebbero fare
come sui pacchetti di sigarette. Un bel cartello
all'ingresso: nuoce gravemente alla salute. Perché lavorare
per
un servizio pubblico e volerlo fare seriamente è un
desiderio
che paghi salato" (da "La Casa-che-rende-folli", p. 9) Diciamolo, una buona volta: nei servizi pubblici voler fare solo il proprio lavoro, nient'altro che il proprio lavoro, è un lusso. Quando ci si riesce. |
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| Forum | Troppi dipendenti pubblici seri e volenterosi sono demotivati. Lavorano per un sistema che non sa premiare i migliori e che sembra fatto su misura per i peggiori. E in cui il massimo che si fa per contrastare la situazione sono periodiche dichiarazioni stentoree e inefficaci pronunciate da qualche dirigente o politico. Queste frasi suonano familiari a qualcuno? "Istituiremo una task force" "Abbiamo aperto un numero verde per le segnalazioni" "D'ora in poi si cambia, e si cambia davvero" "Vogliamo introdurre delle buone pratiche" "Apriremo un tavolo di lavoro - una concertazione - una riflessione - una commissione - un gruppo di lavoro" "D'ora in poi, trasparenza" "D'ora in poi, solo procedure oggettive" "Regolamenteremo" "Adesso basta" "Puniremo i fannulloni" "Premieremo i meritevoli" Queste affermazioni non portano a nulla perché si fondano su un malinteso clamoroso: l'idea che il cambiamento passi attraverso qualche fattore esterno (regole, norme, giri di vite, punizioni o premi), senza che sia toccata la mentalità delle persone. Mentre invece senza modificare le teste, la cultura, il pensiero tutti questi annunci sono destinati a rimanere gride manzoniane che muoiono appena declamate. Lo ripeto: l'unica speranza di un cambiamento passa dall'interno delle persone, non dall'esterno. Fuori la voce! Dì la tua sul forum, sul blog, per email. Puoi anche fare come me e autopubblicarti un libro: io l'ho fatto su Lulu senza bisogno di un editore e senza dover rendere conto a nessuno. |
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